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Cultura

Raro manoscritto di Leopardi acquistato dalla Biblioteca Nazionale di Napoli

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facebook Biblioteca Nazionale di Napoli

Una lettera autografa di Giacomo Leopardi indirizzata all’amico Carlo Emanuele Muzzarelli va ad arricchire il fondo Leopardiano conservato dalla Biblioteca Nazionale di Napoli.

“La Biblioteca nonostante la chiusura forzata dovuta alle disposizioni governative di contenimento della pandemia da Covid, – dichiara il direttore, Gabriele Capone – non ha interrotto la sua costante ed intensa azione di tutela della memoria del grande poeta e la costante attività di ricerca di altre testimonianze leopardiane nelle mani di privati.”

La Biblioteca Nazionale di Napoli si è, infatti, aggiudicata, all’asta della FINARTE di Libri, Autografi e Stampe, dello scorso mercoledì 18 novembre, una rara lettera di Giacomo Leopardi scritta da Bologna il 18 dicembre 1825 e indirizzata al Conte Muzzarelli, personaggio di riferimento dello scenario culturale romano.

In mostra insieme ad altri autografi di Giacomo Leopardi, anche una selezione di preziosi manoscritti miniati presenti nelle raccolte della Biblioteca, scelti tra quelli di argomento religioso legati al Natale, tra questi due opere di inestimabile valore artistico: il Libro d’ore di Alfonso D’Aragona e Horae Beatae Mariae Virginis, meglio conosciuto come Flora, per le splendide decorazioni naturalistiche di scuola franco-fiamminga.

In Biblioteca sono previsti percorsi di visita in sicurezza su prenotazione per conoscere il patrimonio librario della biblioteca ed ammirare le monumentali sale che ospitano i preziosi fondi. La visita in piccoli gruppi conduce dal maestoso salone di lettura con decorazioni in stucco ed oro alle storiche sale splendidamente affrescate, alle terrazze prospicienti il mare, con vista mozzafiato sul golfo di Napoli dominato dal Vesuvio. È anche possibile visitare il laboratorio di restauro.

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Cultura

Napoli, presentata l’opera “Super Masaniello” con le fattezze di Pino Daniele

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Comune di Napoli

Presentata, in Piazza Masaniello, alla presenza dell’Assessore con delega alla Creatività Urbana, Luigi Felaco, l’opera di creatività urbana “Super Masaniello”, dove Masaniello prende il volto del grande artista partenopeo Pino Daniele. L’opera, realizzata dallo street artist Luca Carnevale, è autorizzata nell’ambito dei lavori del Tavolo Interassessorile per la Creatività Urbana, in collaborazione con la Municipalità 2.

Un’opera che rappresenta la felice conclusione del progetto “Spazi in Gioco” sostenuto dalla Fondazione di Comunità del Centro storico di Napoli, che ha visto protagoniste cinque associazioni: Aps Amici Di Peter Pan – Fondazione Valenzi – Archipicchia-architettura Per Bambini – Aps Voce Di… Vento – Congregazione Suore Angeliche Di San Paolo.

“L’opera omaggia l’eroe della rivolta napoletana, con un’iconica rivisitazione moderna di Masaniello, facendone appunto un supereroe. Un’esperienza progettuale di ri-generazione urbana, esito dell’attività di un intero anno, che ha coinvolto bambine e bambini, ragazze e ragazzi, anche in un’ottica di inclusione delle persone con diversa abilità, frequentati le scuole di diverso ordine e grado della Municipalità 2”, ha dichiarato l’Assessore Felaco.

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Cultura

Pompei, tornano le colonne restaurate nella Casa del Fauno

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Dopo anni di travagliate vicende, le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno, bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate, finalmente sono tornate integre al termine del recente e complesso intervento di restauro.

La casa del Fauno, una delle più sontuose dimore pompeiane, estesa su un intero isolato per circa 3mila metri quadrati, fu oggetto, come molti edifici di Pompei, del tragico bombardamento della seconda guerra mondiale. Nel settembre del 1943 due bombe precipitarono sulla abitazione, e una di queste piombò sull’atrio tetrastilo (a 4 colonne) che costituiva l’accesso alla zona privata della casa, radendo al suolo tre delle quattro colonne corinzie in tufo, decorate in stucco. Rimaneva integra solo la colonna esposta a Nord.

Le colonne furono immediatamente ricostruite nel 1946 secondo i metodi in uso all’epoca, utilizzando diverse aggrappature in ferro o in lamine zincate e malte cementizie, rivelatesi poi poco idonee ai fini della conservazione. Successivamente anche al terremoto del 1980, le stesse furono sottoposte ad altri interventi conservativi, che tuttavia hanno innescato dei processi di fratturazione e frammentazione importanti.

Prima del recente restauro una delle colonne si presentava presidiata e puntellata con tubi, giunti metallici, e palanche in legno per sostenere e conservarne tutte le parti frammentate, parzialmente sollevate o completamente staccate, mentre le altre presentavano problemi di degrado in stato piuttosto avanzato.

L’intervento attuale è stato particolarmente complesso, allo scopo di intervenire in maniera integrale. In particolare, si è proceduto smontando e movimentando da cima a terra, mediante argano, i componenti singoli di due delle colonne che presentavano gravi problemi di stabilità e uno stato fortemente frammentario – quella puntellata e quella esposta a sud – per poi condurre il restauro ‘a terra’ dei blocchi. Sono dunque stati rimossi tutti quegli elementi non più idonei e che anzi nel tempo avrebbero causato ulteriori danni alla conservazione (elementi metallici, stuccature cementizie e malte di restauro non più capaci di sostenere le varie parti) per sostituirli con nuovi materiali di restauro più stabili e duraturi.

Una volta consolidati e ricostruiti a terra i vari blocchi, li si è ricollocati nel loro alloggiamento originario, seguendo il rilievo tracciato in precedenza.

Su tutte le colonne, infine, per salvaguardare i materiali originali in pietra, stucco ed intonaco (già consumati dal vento e dalle piogge) sono state eseguite operazioni di pulitura, trattamento biocida, stuccatura, consolidamento, protezione.

“Si tratta di un importante intervento, atteso da anni – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale ad interim del Parco archeologico – che consente di restituire alla pubblica fruizione un altro ambiente di questa prestigiosa dimora, che reca in sé la testimonianza di un capitolo drammatico di Pompei, quello del bombardamento. Come testimoniato anche dai resti degli ordigni conservati, allo scopo, nell’atrio. Un intervento complesso di consolidamento, che ha inteso risolvere in maniera radicale il restauro delle colonne per lunghi anni lasciate in condizioni conservative precarie. Ma anche una operazione di riqualificazione e di recupero estetico, realizzata uniformando e integrando i materiali di restauro.”

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Cultura

Capitale della Cultura 2022: venerdì l’audizione di Procida

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Si terrà venerdì in video conferenza, alle 9.30, la presentazione al ministero dei Beni ed Attività Culturali del dossier di candidatura di Procida a Capitale italiana della Cultura per il 2022 alla commissione di esperti presieduta dal professore Stefano Baia Curioni.

La delegazione isolana, guidata dal sindaco Dino Ambrosino e dal direttore della candidatura Agostino Riitano, presenterà il programma intitolato “La cultura non isola” nato con il coinvolgimento attivo dei procidani e che comprende 44 progetti culturali, 330 giorni di programmazione, 240 artisti, 40 opere originali e 8 spazi culturali rigenerati.

“La cultura non isola è un messaggio pensato prima della pandemia – spiega Riitano – e che oggi più che mai risulta attuale: crediamo fortemente che la cultura possa prendersi cura delle cicatrici sociali che abbiamo riportato in questi mesi di grande difficoltà”.

Procida è l’unica località campana presente nella shortlist delle dieci città finaliste selezionate dal ministero e che annovera Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra.

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