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Prima o poi doveva arrivare: sedici giornate dopo, ecco la prima sconfitta in campionato dell'era Mazzarri. Il record di Bigon resiste ancora, dunque. Ma ha vacillato, eccome. Udinese-Napoli è un film a due facce: una, fantastica, di una squadra mai doma, nonostante l'inferiorità numerica, meritevole del successo e ormai pronta, matura, consapevole della sua straripante forza. L'altra, grigia, cupa, che assume però le sembianze di Antonio Damato, di professione avvocato. Fresco internazionale - complimenti, Collina - il fischietto di Barletta ne fa di tutti i colori. Assegna con solerzia un rigore all'Udinese per una leggera "cintura" (che ad ogni modo c'era) di Maggio su Asamoah, ammonendo però inspiegabilmente l'esterno azzurro. Forse per proteste? Chissà. Concede il gol del pari al Napoli, viziato però dall'iniziale fuorigioco di Denis - era difficile, sbaglia il suo assistente - e non solo non assegna il rigore a Maggio per fallo di Isla, ma addirittura lo ammonisce per simulazione e, di conseguenza, lo espelle. Incredibile. Nella ripresa, poi, non ammonisce Lukovic, già ammonito, ma Inler, graziando così l'Udinese, con l'uomo in più dall'inizio della ripresa. Bravo, Damato. Senza voler accampare scuse, quando è troppo, è troppo. Il Napoli meritava di vincere: l'ha meritato sul campo. L'arbitro non glielo ha concesso. La sterilità in fase d'attacco, poi, è un altro capitolo da affrontare: il Napoli non riesce a fare gol. Denis, el Tanque, non è il bomber che serviva. Lo abbiamo detto da tempo. Si dimena, fa a sportellate con gli avversari, lotta e suda la maglia, German: il suo impegno non è in discussione. La sua qualità sotto porta, però, sì. Purtroppo. Ah, Lavezzi. Quanto ci sei mancato. Non è certo un bomber, il Pocho, ma di sicuro in grado, con la sua imprendibile accelerazione, di rendere il Napoli, formazione costruita per l'Europa League, una squadra da Champions. Nonostante la pochezza in fase realizzativa e la totale assenza di rincalzi adeguati.
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